Prendete un po’ di bottiglie di plastica, quelle dell’acqua minerale per intendersi, collegatele fra loro con qualche tubicino, sigillate il tutto con guarnizioni e nastro teflon e riempitelo di acqua. Adesso procuratevi delle alghe insieme a un normalissimo fertilizzante liquido con buona percentuale di azoto. Dove trovate le alghe? nello stagno ovviamente! Non avete uno stagno? cercatele sulla rete. Una volta trovate le alghe unitele al fertilizzante e poi aggiungetele alle vostre bottiglie unite e mettete tutto al sole: signore e signori, avete appena costruito il vostro primo bioreattore per la coltivazione delle alghe economico e artigianale.

È quello che ha fatto mfisher, il geniale ragazzo del video (trovate tutta la procedura di costruzione illustrata e dettagliata su Instructables), che una volta ottenute le alghe le estrae (a quanto ho capito con una pressa per il caffe francese), le essicca e le usa come combustibile a impatto zero. Avete capito bene, perché la CO2 liberata in atmosfera dalla combustione delle alghe è la stessa quantità utilizzata dalle alghe per svilupparsi e crescere. Ho visto il video e mi è parso ingegnoso e, al di là della reale efficacia del tutto (non so quale produzione assicuri il bioreattore artigianale) mi ha fatto sorgere una domanda semplice semplice: se un ragazzetto intraprendente è capace di produrre biocarburante con questa facilità, se di fatto è davvero così semplice produrre un’alternativa alle normali fonti d’energia, per giunta a buon mercato e a impatto zero, allora cosa diavolo aspettano a svilupparla?

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