Dopo l’interessante post di Gianni del 12 Marzo scorso sugli studi per un’energia sostenibile derivata dai piselli, torniamo a parlare di questo legume anche da un punto di vista nutrizionale e benefico. La pianta del pisello (Pisum sativum) può essere nana o rampicante, le foglie sono composte con i fiori bianchi o gialli, e i frutti, chiamati baccelli, caratterizzati dalla forma curva, contengono al loro interno i semi di colore verde (fino a dodici per baccello), che sono la parte commestibile della pianta. La provenienza non è molto chiara, ma sappiamo che la loro origine è sicuramente orientale. La tesi più avvalorata è che la loro origine sia la Mesopotamia, intorno al III millennio a.C. e che da qui sarebbero giunti nell’area mediterranea, entrando a far parte in modo stabile della dieta dei Greci e dei Romani. Oggi sono largamente coltivati in tutta l’Europa Centrale e in quella Meridionale, e sono diffusissimi in Italia, dove si possono trovare nelle varietà lisce o rugose, gialle o verdi, interi o sgusciati o spezzati. Insieme alle lenticchie, fagioli, ceci e la soia fa parte della famiglia delle Fabaceae (o Leguminose), che hanno in comune una caratteristica, contengono un’elevata quantità di aminoacidi, al punto da essere i vegetali che ne sono più ricchi; sono carenti solo di metionina e cisteina che si trovano invece negli aminoacidi dei cereali, che a loro volta mancano di lisina, la quale è contenuta nei legumi. Per questo motivo legumi e cereali si completano a vicenda, dando origine a un contenuto proteico di alta qualità. Continua »

E due: buon compleanno, Florablog!

19 mar 2010 In: Amenità


Sono passati esattamente due anni da quando questo blog ha visto la luce e, anche se sa un po’ di autocelebrazione (della quale, nel caso, chiedo venia), non riesco a rinunciare a un piccolo bilancio del periodo: 38 categorie,  503 articoli, 1.778 tag (Franchino, datti una calmata…) e 1937 commenti, ma soprattutto un numero sempre maggiore di appassionati che seguono con un certo interesse  e assiduità queste pagine. Agli autori, ai collaboratori, agli amici e in particolare ai lettori il più caloroso dei grazie, unito logicamente al solito consiglio: continuate a coltivare il vostro pollice verde!

Video, la potatura delle rose

18 mar 2010 In: Rose, Video


Abitare nei pressi di un roseto importante come quello dedicato a Carla Fineschi ha i suoi indubbi vantaggi. Intanto, per almeno un paio di mesi all’anno, è possibile ammirare il meraviglioso spettacolo che solo la fioritura di oltre 8.000 rose sa regalare. E poi, se sei curioso e vuoi sapere come curano le piante in un luogo del genere, puoi sempre andare lì e rubare con gli occhi e magari anche con una videocamera e riprendere per esempio la potatura delle rose.
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… o quanto meno a vivere meglio. È quello che cerca di fare il progetto denominato Urban Biofilter che, unendo concetto di fitodepurazione la capacità di alcune piante di operare da filtro contro gli inquinanti atmosferici, vuole assicurare alle popolazioni urbane una qualità di vita migliore e più sana.

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L’Iris è un genere composto da erbacee perenni appartenenti alla famiglia della Iridaceae e comprende circa 200 specie. È molto diffuso in Europa  e cresce spontaneamente  anche in diverse regioni nella nostra Penisola; chiamato anche giaggiolo o giaggiuolo o Giglio di Santa Cateriana,  è il simbolo di una delle città più famose del mondo, la bellissima Firenze, erroneamente chiamata dagli stessi fiorentini, il Giglio Fiorentino, non sapendo probabilmente che invece si tratta di un’ Iris. Sembra che la coltivazione e l’uso di questa pianta risalga a tempi antichi, prima gli egizi e poi  greci e romani la coltivarono per le proprietà medicinali e per la profumeria. A Firenze nel secolo XVIIII veniva impiegata industrialmente nell’Officina di Santa Maria Novella per la creazione di profumi; le migliori qualità di Iris venivano prodotte nel Chianti e ancora oggi in queste zone le troviamo fiorite su pendii e greppi e caratterizzano, insieme ad olivi e viti, questo splendido paesaggio.
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L‘eucalipto, albero d’alto fusto sempreverde originario, come la Melaleuca (tea tree oil), dell’Oceania, oggi è molto diffuso anche nelle nostre regioni mediterranee. Se ne contano ben 600 specie diverse ma la più diffusa è l’Eucaliptus globulus, noto per le proprietà aromatiche, utilizzato da tempo e dal quale si ottiene un ottimo olio essenziale. Appartiene alla famiglia delle Mirtacee, ha il tronco eretto, la crescita molto veloce e raggiunge un altezza importante, fino a 70 – 80 m. I frutti sono capsule legnose contenenti i semi, mentre i fiori sono di un colore bianco rosaceo i quali prima della fioritura sono nascosti in capsule. Da questa caratteristica deriva anche il nome greco dell’eucalipto che significa ” ben nascosto”, ma che forse stona con la maestosità dell’albero. In medicina popolare è assai usato, soprattutto per a sua attività balsamica e fluidificante delle secrezioni catarrali dell’apparato respiratorio. Le parti utilizzate in fitoterapia sono le foglie. I costituenti principali sono i polifenoli (quercetina, rutina e eucaliptina), tannini, derivati terpenici e un olio essenziale particolarmente ricco in eucaliptolo (1,8-cineolo), un ossido che ne costituisce circa l’80%. Continua »

pisum-sativum
Finiamo la settimana con una notizia interessante in chiave”energia sostenibile”. Se si riuscisse a sfruttare in maniera ottimale l’illimitata energia del sole i gas serra derivati dall’uso dei combustibili fossili sarebbero un problema marginale se non inesistente. Purtroppo l’efficienza dei sistemi fotovoltaici è ancora bassa e questa tecnologia contribuisce solo in piccola parte alla domanda generale di energia.
Una nuova soluzione ai problemi legati all’energia solare e alla sua efficienza potrebbe giungere da una fonte inaspettata quanto comune perché spesso nei nostri piatti: il Pisum sativum, meglio conosciuto con il nome di pisello, potrebbe svolgere un ruolo importante nel nostro futuro energetico.
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Senza Valido Capodarca e il suo amore per gli alberi monumentali forse oggi saremmo tutti un po’ più poveri. Nata quasi per caso alla fine degli anni settanta, la sua passione per queste piante è andata a colmare una grave lacuna del nostro patrimonio ambientale che, fino ad allora, non contemplava nessun elenco o censimento degli esemplari di alberi cosiddetti “monumentali”, ritenuti cioè, per un motivo o per un altro, di grande valore, non solo naturalistico ma anche culturale.
E così, a partire da quegli anni, ufficiale dell’esercito di stanza a Firenze (come spesso succede nella vita, le passioni non coincidono di solito con la principale attività lavorativa), Capodarca ha cominciato a ricercare, fotografare e misurare questi monumenti della natura fino a raccogliere materiale sufficiente per un primo libro (Toscana, cento alberi da salvare – Vallecchi Editore – Firenze – 1983) e a dare di fatto il via a un censimento degli alberi monumentali a livello nazionale e soprattutto a far nascere verso questi esemplari quella coscienza e quella sensibilità che oggi paiono acquisite ma che già pochi anni fa erano poco considerate.
Visto che anche questo blog si interessa all’argomento ho approfittato della gentilezza di Valido Capodarca per rivolgergli qualche domanda sulla sua esperienza. Ne è nata un’intervista a distanza che vi consiglio caldamente di leggere perché è ricca di spunti, aneddoti e insegnamenti davvero interessanti, oltre a contenere un’imperdibile quanto “sofferta” (perché comunque incompleta) top ten degli alberi monumentali d’Italia da vedere assolutamente.

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Un semenzaio pieno di m….!

10 mar 2010 In: Orto

letame-nel-semenzaio-01
Perdonatemi la latente e al contempo palese (contraddizione in termini?) volgarità del titolo ma di questo si tratta: finalmente sono riuscito, sfruttando gli unici due o tre giorni di (relativo) bel tempo, a riempire il semenzaio di letame, a fare cioè il pieno di quella che è ritenuta una poco nobile sostanza che servirà da “carburante” per tenere al calduccio le nuove semine. Anche perché sembra proprio che di calduccio ce ne sia ancora un sacco di bisogno.
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zucca serpente di Sicilia, da seme a seme
Una volta constatate le qualità organolettiche della zucca serpente di Sicilia (leggi: è buona) insieme a Simone e Carlo (i miei coltivatori  di riferimento) abbiamo deciso di riprodurre il seme per ripetere la coltura anche quest’anno. Il fatto curioso è che sono entrato in possesso dei semi di questa varietà di zucca grazie a un singolare “rinterzo” con protagonisti due amici siciliani e i semi di Solanum torvum che, prima di giungere da un Giuseppe all’altro, sono partiti da Palermo, sono rimbalzati in Toscana per poi tornare… di nuovo a Palermo!
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Florablog

Su Florablog, Il blog dedicato al regno vegetale, puoi trovare news, informazioni, approfondimenti, tecniche, trucchi e quant'altro possa servire a chi ha come interesse l'hobby per le piante e per il regno vegetale in generale Piante da appartamento, da balcone, per il terrazzo o il giardino senza dimenticare il vecchio e caro orto, vera e propria risorsa dell'economia quotidiana. Seguiteci!


Mappa degli alberi monumentali d’Italia

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