La vite, come la vita, è fatta di gioie e doloriUna settimana.
Ci è voluta una intera settimana per riuscire a superare lo sconforto post vendemmia (andata a dir poco male) e trovare il coraggio per verbalizzare l’accaduto.

Domenica alle otto della mattina sul mitico Lambo siamo arrivati al “campo di fattoria”, ci siamo guardati e all’unisono abbiamo esclamato: “Chi ha vendemmiato la nostra uva?”. Risultato deprimente! Al posto dei due carrelli abituali abbiamo riempito poco più di dieci misere ceste e quindi il nostro tino di acciaio da 10 Hl pronto ad essere riempito di mosto si è dovuto accontentare di un misero fondo. Comunque bisogna essere sportivi ed accettare le annate cattive come quelle buone sperando che gli scarsi risultati del campo siano compensati da piacevoli sorprese in cantina. L’unica certezza è che dovremo approfittare della pausa invernale per prendere in considerazione le protezioni suggerite gentilmente da Stefano in questo messaggio.
Cercherò di raccontare sinteticamente la festa della vendemmia che parte con la raccolta manuale dei grappoli più belli (quelli senza muffa e giunti a completa maturazione). Il tragitto per la cantina è breve. Dalla pianta l’uva finisce nelle ceste, poi dentro il carrello, nella diraspatrice (strumento relativamente moderno utilizzato per separare gli acini dalle raspe) che spedisce il mosto direttamente nel tino per dare inizio alla fermentazione.
Sinceramente non me la sento di approfondire il discorso sulla vinificazione, sia perché mi parrebbe fuori tema nel blog delle piante, sia perché non sono davvero in grado di farlo. Vi dico solo che si può passare dal metodo originale con il tino di legno aperto nella parte superiore dove i nostri antenati danzavano allegramente per pigiare il grappolo, ai più moderni tini di acciaio chiusi ermeticamente con o senza controllo della temperatura. Per non parlare del ricorso ad additivi più o meno naturali che poco hanno a che fare con l’uva ma che garantiscono risultati certi.
Approfitto della fine della stagione per ringraziare Yuri che ha sacrificato la sua felpina alla causa del “ramato”, David che ci ha aiutato nella vendemmia e probabilmente sarà un futuro viticoltore allo sbaraglio come noi, e naturalmente Gianni che ha sempre creduto in noi…
Come avevo anticipato nella prima puntata l’avventura non finisce qui… Ci sentiamo all’inizio della prossima stagione per una delle fasi più importanti, la potatura!

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