macro-foglia
Pacchia finita, rieccoci qua. Mi ero ripromesso di non mollare completamente il blog, di scrivere ogni tanto durante il mese di agosto, di rivedere alcune cose, di aggiornare un po’ la veste grafica… niente, non ci sono riuscito. Ho cercato invece di fare, per quel poco che mi è riuscito, una cosa che nell’era moderna non è più possibile fare: oziare. Vuoi perché – dati i ritmi – è oggettivamente impossibile, vuoi perché da tempo caricato di una forte valenza negativa, il dolce far niente è un lusso che non ci si può ormai più permettere. Eppure un periodo, anche se brevissimo, con il cervello “staccato” da tutto e da tutti, con la mente libera di spaziare un po’ dove le pare (magari libera anche di formulare pensieri propri e non “precotti”…), può risultare il metodo migliore per farsi trovare pronti al rientro lavorativo e ripartire con nuove energie. In quei pochi giorni nei quali mi sono permesso l’ozio totale (e che, in termini di tempo, sto già cominciando a riscontare…) sono uscite comunque un sacco di notizie importanti che hanno, direttamente e non, a che fare con il tema di questo blog. Visto che a non far niente ci si annoia un po’, ho diligentemente appuntato le news (per coincidenza, tutte riportate da un quotidiano che fa troppe domande…) convinto che ne avrei parlato al rientro. Ecco dunque una breve, incompleta e parzialissima rassegna delle notizie verdi (verdi si fa per dire…) che sono uscite nel mese di agosto.

Un solo pianeta è insufficiente
È proprio così: se tutti gli abitanti della Terra consumassero cibo allo stesso ritmo di europei e americani i pianeti necessari a sfamare la popolazione mondiale dovrebbero essere come minimo tre. C’è solo un piccolo insignificante particolare: di pianeti come la Terra ne conosciamo uno solo, il nostro, e lo stiamo spremendo oltre misura ormai da troppo tempo. Gli ultimi dati sul delicato argomento sono ad opera della Fao e disegnano scenari davvero preoccupanti. Oggi, degli otre 6 miliardi di abitanti della Terra, meno di un sesto (un miliardo di persone) soffre e muore di fame ma nel 2050, quando ci saranno 9,3 miliardi di abitanti, un terzo di essi avrà a che fare con una drammatica e letale carenza di cibo. Il fatto è che solo una piccolissima porzione del pianeta (l’11%, pari a più o meno 5 volte la superficie italiana) è adatta alla produzione di cibo e se alle abitudini alimentari di europei e americani si avvicinano anche i cosiddetti paesi emergenti (indiani, cinesi e brasiliani su tutti) è facile intuire l’entità del problema. Che si può risolvere solo a patto di cambiare abitudini alimentari, fin da subito. Un dato su tutti: per ottenere una tonnellata di proteine vegetali servono 1,3 ettari di terreno, per ottenere una tonnellata di carne di maiale servono più di 12 ettari coltivati a foraggi per alimentare gli animali.
Se non fate l’orto, raggiungete al più presto il vostro fruttivendolo di fiducia…
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Gli oceani si riscaldano…
Se quanto sopra riportato non è sufficiente a farvi riconsiderare le vostre abitudini alimentari, leggete quanto segue: la temperatura media degli oceani ha raggiunto, nel luglio scorso, la cifra record di 17° centigradi, valore mai raggiunto da 120 anni a questa parte, confermando la costante escalation delle temperature a cui è soggetto il pianeta, compresa quella media misurata sulla terra ferma. Probabili conseguenze: ghiacci ai poli che si sciolgono, barriere coralline “lessate”, uragani sempre più devastanti, minor disponibilità di fitoplancton nella catena alimentare marina, con tutto quello che ne consegue…
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… E gli alberi si spostano
A riprova del fatto che la Terra è soggetta a un progressivo riscaldamento, giunge anche la notizia che la cosiddetta treelines (ovvero il confine, dettato dalle temperature, entro il quale gli alberi riescono a vegetare) si sta via via spostando in territori che fino a poco tempo fa erano inadatti alla vita degli alberi. Un recente studio di Melanie Harsch, presso il  Bio-Protection Research Centre della Lincoln University (Nuova Zelanda), afferma infatti che negli ultimi 100 anni, su 166 siti studiati, in 111 si è verificato un innalzamento delle temperature medie e ben 87 siti hanno visto avanzare il confine degli alberi in territori ritenuti fino ad allora inospitali.
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Imitare le foglie per produrre energia
Una notizia su tutte mi ha incuriosito, ovvero quella sul tentativo di produrre energia imitando le foglie e il meccanismo che sta alla base della vita sul pianeta: la fotosintesi clorofilliana. Il compito impossibile (che risolverebbe in un colpo solo il fabbisogno energetico e l’inquinamento del pianeta) spetta alla Imperial College di Londra che cercherà di creare una foglia “artificiale” in grado, alla fine, di ottenere energia sottoforma di idrogeno. Tutt’altro che semplice, visto i molti problemi apparentemente irrisolvibili (per esempio la clorofilla degrada appena estratta dalle foglie) che per il momento non fanno ben sperare ma, scetticismo a parte, non posso che augurare agli scienziati il più sincero in bocca al lupo!
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La madre di tutte le mele
E finiamo con una notizia più leggera, comunque non negativa. Secondo quanto da loro affermato, alcuni ricercatori di Oxford avrebbero individuato l’antenata di tutte le mele in circolazione. Si tratterebbe della Malus sieversii, che cresce sulle Montagne Celesti, al confine tra Kazakistan e Cina. Analizzando il DNA di tutte le varietà di mela gli studiosi sono giunti alla conclusione che tutti questi frutti hanno un solo antenato in comune, contrariamente a quanto si riteneva, e che si sarebbe poi diffusa nel mondo grazie al trasporto involontario di animali come orsi e cavalli. La mela in questione non è molto grande, è di colore rosso e verde e assomiglia all’annurca. Purtroppo il suo habitat, in Kazakistan, è sempre più limitato anche se è dato per certo che le Montagne Celesti diventeranno area protetta assicurando la sopravvivenza della madre di tutte le mele.
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Foto di seeks2dream