Grow

Alberi monumentali, l'Olivo della Strega a Magliano in Toscana (Gr)
Uno degli aspetti più interessanti del fotocensimento degli alberi monumentali, al di là della bellezza e della maestosità degli esemplari presi in considerazione, sono le storie e le leggende che si intrecciano con e su queste piante. Del resto, quando la tua vita può vantare centinaia e centinaia di anni (se non migliaia…), è facile calamitare le attenzioni di noi esseri umani che, nostro malgrado, vediamo esaurire la nostra esistenza entro scale temporali molto più limitate. È il caso dell’albero monumentale di oggi, vero e proprio mostro di bellezza e longevità, nonché catalizzatore di miti e leggende che si spingono (come la sua età) molto indietro nel tempo: l’Olivo della Strega di Magliano in Toscana, Grosseto.

Florablog – Mappa degli alberi monumentali d’Italia
Siamo nel sud della Toscana, immersi nella meravigliosa campagna maremmana. Appena fuori alle mura della bella Magliano, in un’oliveta dietro la chiesa della Santissima Annunziata, si trova questo incredibile esemplare di olivo. Al genere Olea appartengono specie, come O. europaea, che sappiamo particolarmente longeve e, anche se non è “S’ozzastru“, l’Olivo della Strega non fa eccezione visto che gli vengono accreditati qualcosa come 3000 anni di età. Avete letto bene, questa pianta è datata 1000 avanti Cristo. In realtà si tratta di un vecchio albero ormai morto che ha formato una gigantesca base di quasi 9 metri di diametro dalla quale si è generata una nuova pianta molto più giovane (si parla comunque di un paio di centinaia di anni…) ma che comunque è a tutti gli effetti il prolungamento dell’antico albero.
Osservando l’orientamento del groviglio di legno contorto della vecchia pianta si nota come l’olivo si sia spostato nel corso del tempo lungo l’asse nord/sud, muovendosi via via verso il meridione (forse alla ricerca di un’esposizione migliore) e smentendo coloro che credono le piante incapaci di spostarsi: lo fanno, ma troppo lentamente per i nostri sensi…
Ma veniamo al nome dell’albero, e entriamo quindi nell’affascinante territorio dei miti e delle leggende. Come già detto, se vivi tre millenni, è facile diventare materia di racconti e storie e in questo caso sono iniziati a circolare molto presto, addirittura in epoca pagana.
La leggenda più famosa e diffusa su questo olivo è comunque quella che narra di una strega che ogni venerdì, durante i suoi riti sabbatici, danzava intorno all’albero costringendo così la pianta a svilupparsi nelle forme contorte che possiamo osservare ancora oggi; al termine del rito poi la strega si trasformava in un inquietante gatto dagli occhi infuocati e rimaneva a vegliare l’albero tutta la notte. Certo, storie, miti, leggende, ma funziona da sempre così, non lo invento certo io: parafrasando un vecchio film “se la leggenda supera la realtà, pubblica la leggenda!
L’Olivo della Strega è facilmente raggiungibile e può essere visitato in qualsiasi periodo dell’anno: dalla chiesa sono presenti dei cartelli che guidano facilmente verso l’albero; l’olivo è recintato perché erano in troppi quelli che, dopo la visita, portavano via un “souvenir”. Vi lascio alla galleria fotografica che è un po’ più nutrita del solito. Il motivo è semplice: ho scattato un sacco di foto e non sono riuscito a fare una selezione maggiore; d’altronde, se non mi portavano via di peso, ero ancora lì ad ammirare questo meraviglioso monumento vivente.