Se lo spazio a nostra disposizione lo permette, produrre in proprio il compost è cosa buona e giusta, almeno per due ottimi motivi. Per primo, e fondamentale, compostando i rifiuti organici si evita di dirottare una bella fetta di rifiuti (la principale componente della spazzatura domestica, stimabile intorno al 25-30% del totale) in discarica risparmiando all’ambiente un po’ dei nostri veleni. Per secondo, quando il meccanismo è innescato si ricava dell’ottimo humus utile per ottenere vari tipi di terriccio e da usare praticamente in tutte le attività da pollice verde: nelle colture in vaso, in giardino e nell’orto.

Una volta a regime, il nostro sistema di compostaggio ci regala dunque (e a costo zero) la materia prima che dovremmo altrimenti acquistare sottoforma di terriccio che di solito si rivela di scarsa, se non di scarissima, qualità.
Il tutto senza fare praticamente niente se non accumulare rifiuti organici in un apposito contenitore (o nel vecchio, caro, efficiente, cumulo all’aperto) e aspettare che la natura faccia il suo mestiere. A quel punto e prima del suo utilizzo si dovrà compiere l’unica operazione veramente indispensabile, ovvero la vagliatura del compost.

A prescindere dal suo grado di maturazione infatti, prima di impiegare il compost è necessario vagliarlo per separare la parte utile dalle parti più grossolane o ancora non decomposte sicuramente presenti nella miscela, ma anche dai pochi rifiuti organici che, statene certi, in un modo o nell’altro sono finiti nella compostiera.

L’operazione è piuttosto semplice e consiste nel passare al vaglio il compost estratto dalla compostiera e raccoglierlo per poi usarlo in seguito. Per fare tutto ciò serve logicamente un vaglio, un contenitore capiente (consiglio di utilizzare una carriola) una pala e una paletta da giardinaggio. In commercio si trovano dei vagli di solito impiegati nell’edilizia che vanno molto bene per la bisogna ma è anche facilissimo costruirselo in proprio unendo semplicemente quattro travetti di legno a formare un telaio sul quale fissare poi una rete a maglie abbastanza fitte da arrestare le parti più grossolane: di solito 1 cm x 1 cm è la soluzione ideale.

Una volta estratto il materiale dalla compostiera si procede a sistemarlo un poco alla volta sul vaglio. Per piccole quantità è possibile compiere la vagliatura a mano, mentre se si dispone di molto compost è cosigliabile sistemare il vaglio in diagonale e “filtrare” l’humus depositandolo sulla rete direttamente con la pala e, aiutandosi con quest’ultima, farlo passare attraverso le maglie.

Qualuque sia la tecnica scelta è necessario che il compost sia asciutto: se troppo umido infatti tenderà a formare grumi e passerà con difficoltà attraverso le maglie della rete, spesso ostruendole e rendendo così più difficoltosa l’operazione.

È comunque consigliabile non riempire troppo il vaglio ma operare di volta in volta con piccole quantità.

Prima di agitarsi nel tipico gesto della vagliatura (vedi sotto), può essere utile far passare il primo materiale attraverso le maglie servendosi di una paletta da giardinaggio (foto sopra).

Dopo un’energica vagliatura quello che rimane sulla rete è lo scarto che non è possibile impiegare per le nostre colture ma che, una volta ripulito da eventuali rifiuti non organici, potrà e dovrà essere nuovamente inserito nella compostiera per ultimare la sua trasformazione. Della serie: non si butta via niente…

Dopo un po’ di lavoro si cominciano a vedere i primi risultati e la carriola inizia a riempirsi di ottimo humus pronto all’impiego.

Prossimamente varrà semmai la pena spendere due parole su come impiegare il compost nei vari casi, per il momento però guardate la foto qui sotto: possono le vostre piante desiderare di meglio?

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