Cartoline da Parigi, il Jardin du Luxembourg

Grandi, medi o piccoli, spesso splendidi, sempre curatissimi in maniera maniacale e soprattutto vissuti dai suoi abitanti come forse in nessun altra città nel mondo. Parlo dei parchi e dei giardini di Parigi, tappa obbligatoria per i turisti che troppo spesso li snobbano, rapiti dalle solite imperdibili mete che però non sono in grado di rendere “il respiro” di una città come la capitale della Francia. Per parlarvi di questi angoli di verde e quiete nel bel mezzo di una metropoli parto da uno dei più rappresentativi nel paesaggio urbano di Parigi, il Jardin du Luxemburg.

Florablog – La Flora di Parigi
Situato nel cuore del Quartiere latino (VI Arrondissement), Le Jardin du Luxembourg (amorevolmente chiamato dai parigini “Luco”) ha origine nel 1612 per volontà di Maria de’ Medici e si estende per ben 23 ettari. Al suo interno vi si trova il palazzo del Senato (al quale appartiene il giardino e quindi allo Stato e non – come praticamente tutti gli altri – alla città di Parigi) e le Musée du Luxembourg. Il giardino è disseminato di statue di personaggi famosi (Chopin, Beethoven, Baudelaire, Flaubert solo per citarne alcune), regala nella Fontaine Médicis un romantico ritrovo per gli innamorati e soprattutto offre ai parigini tutto quello che serve per lo sport e per lo svago: luogo ideale per lo jogging, il giardino offre spazi per bocce, basket, arti marziali, tennis (e perfino per il suo antenato, il jeu de paume, il cui campionato si tiene la prima domenica di settembre) e un’area dove sfidarsi ogni giorno in interminabili partite a scacchi; per i più piccoli ci sono poi i giochi, le giostre, le marionette, i pony e, nel laghetto centrale, il ritrovo per provare i mini velieri.

Ma il giardino (insieme agli altri spazi verdi della città) è utilizzato soprattutto dai parigini per riposarsi, mangiare, dormire, incontrarsi, discutere e leggere, usufruendo il luogo a 360°, vivendolo nella sua interezza come raramente noi siamo abituati a fare, sfruttando le oasi di quiete per ricaricare le pile prima di rituffarsi nel frenetico ritmo della vita parigina.

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