CarciofoDopo avervi parlato del cardo mariano e del tarassaco, adesso voglio riferirvi dell’altra pianta che ha simili proprietà curative ma che, a differenza delle altre, è anche ottima in gastronomia: il carciofo (Cynara scolymus)Originario del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, attualmente è estesamente coltivato in molti paesi a clima temperato. La pianta è ricca di acidi fenolici (clorogenico), di acidi organici, di polifenoli (derivati dell’acido mono-e- dicaffeilchinico), di flavonoidi (luteolo), ma anche di una sostanza amara ed aromatica detta cinarina, presente in concentrazione massima nel capolino (la parte usata in cucina).La cinarina contenuta nel carciofo in una buona quantità è risultata avere un importante ruolo nell’abbassare il livello del colesterolo, ma sopratutto per curare casi di congestione o di insufficienza epatica, di itterizia, di cattiva digestione e di stitichezza.Attenzione anche alle foglie che contengono steroli, magnesio, potassio e sali minerali che agiscono in sinergia con la cinarina, ma per ottenere maggior beneficio è bene utilizzare la polvere totale della pianta frantumata. Sembra, da numerosi studi, che il carciofo stimoli la rigenerazione delle cellule del fegato quando sono esposte a diverse tossine ed ai danni da alcol. Protegge il fegato dai danni causati dal tetracloruro di carbonio, una sostanza molto tossica; ciò è dovuto alle capacità dei fenoli di bloccare i danni che i radicali liberi provocano alle cellule del fegato; i fenoli hanno capacità antiossidanti assai più potenti della vitamina E. Il carciofo ha anche attività diuretica che si manifesta pienamente dopo sei giorni, promuovendo la funzione depuratrice renale.
Le dosi terapeutiche di cinarina variano da 60 mg a 1,5 g. Le sostanze contenute nel carciofo sono assolutamente prive di tossicità. Non va usato nei pazienti portatori di calcoli delle vie biliari, sopratutto se sono di piccole dimensioni, perché può causare dolorose coliche.
Da usare in sinergia con il tarassaco e il cardo mariano.

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