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Ieri ho ricevuto un cd dall’amico Giuseppe Marino che, oltre a contenere una fantastica galleria fotografica che vedrete la prossima settimana, include anche una bella serie di foto e un testo che testimoniano i suoi successi con un albero di origine tropicale che abbiamo imparato a conoscere nel reparto frutti esotici dei supermercati: l’avocado.
Originaria dei promontori di Messico, Guatemala e di buona parte dell’America centrale, la specie Persea americana si è da tempo adattata anche al nostro clima ed è possibile coltivarla anche in Italia, a patto che si abiti al Sud o al massimo in quel pezzo di terra baciato dalla fortuna chiamato Costa ligure. Ciò non vuol dire che non la si possa coltivare anche altrove ma se si sceglie di farlo al Centro o al Nord si dovrà avere l’accortezza di ripararla nei mesi invernali. Per il momento. Sì perché la diffusione di piante tropicali alle nostre latitudini non è altro che la conferma indiretta dei mutamenti climatici in atto che spostano di continuo i tradizionali confini tra i vari ecosistemi e incrinano troppo velocemente antichi quanto fragili equilibri. Un esempio su tutti: non è una novità che buona parte del territorio del Sud, ma anche della Maremma grossetana, sia interessata da fenomeni di desertificazione. Gli scenari cambiano e, in attesa di vedere campi di olivi ai piedi delle Alpi o gli ananas in Padania (temo tra non molto…) leggiamo cosa ha da dire Giuseppe della coltura dell’avocado a Palermo:

Con il mango, papaia ed altre specie tropicali, in alcuni periodi dell’anno è presente nei banchi frutta di quasi tutti i supermercati. Proveniente dall’America Centrale, la Persea Gratissima o Americana è “sbarcata”nell’area mediterranea, (fasce costiere a clima temperato), dove ha trovato un habitat favorevole in continua tropicalizzazione causata dall’aumento della temperatura. Dopo avere consumato un avocado, anche delusi dalla insipidità del frutto, specie se non condito, in molti abbiamo pensato di ottenere una pianta dal seme. Raramente, se non quasi mai, le piante ottenute da seme riproducono i frutti originali e pertanto si ricorre all’innesto di cultivar preferite, ove siano di facile reperimento, e comunque di varietà più resistenti a basse temperature che come i venti non sono ben tollerati. Pur essendo piante ermafrodite, necessitano di impollinatore possibilmente di gruppo diverso. E’ preferibile allevare piante a produzione tardiva (da ottobre a dicembre) con fioritura in primavera inoltrata. Certamente “qualche” anno è passato, però i frutti ritratti provengono da una pianta nata dal “supermercato”. La varietà prodotta è la zutano, di origine messicana; da un alcuni anni ho innestato la reed guatemalteca: vedremo cosa viene fuori

Giuseppe Marino

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