ecosia
Se non conoscevate già questo blog, molto probabilmente (per l’esattezza in più di 8 casi su 10) siete giunti a leggere queste righe grazie all’utilizzo di un motore di ricerca. Inutile ripetere il ruolo che hanno i vari Google, Yahoo!, Bing e compagnia bella nell’economia, nella struttura e nel funzionamento di quell’incredibile mezzo di comunicazione di massa che chiamiamo Internet, molto più utile invece, almeno in teoria, parlare di un nuovo motore di ricerca che dallo scorso dicembre (esattamente dallo stesso giorno nel quale è iniziato il vertice dei cambiamenti climatici di Copenaghen) è possibile usare per le proprie ricerche e al contempo per compiere una buona azione per la salvaguardia del Pianeta. Il suo nome è Ecosia e ci promette che “Ogni ricerca in rete gratuita salva 2 m² di foresta pluviale”.

Ecosia s’impegna infatti a donare almeno l’80% dei suoi introiti provenienti dai link sponsorizzati a un programma istituito dal WWF in difesa dell’Amazzonia. Il meccanismo è semplicissimo: ogni clic sui link degli sponsor consente di proteggere circa due metri quadrati di foresta amazzonica. Detta così sembrerebbe poca cosa ma se solo l’1% degli utenti di Internet usasse Ecosia per le ricerche, il risultato, in termini di conservazione della foresta, potrebbe essere quello di salvare una superficie di foresta pari a 40.000 Km², più o meno le dimensioni della Svizzera. Lo ha affermato durante il lancio del motore di ricerca a dicembre Christian Kroll, cofondatore del motore di ricerca, che ha aggiunto come “ogni anno Internet generi miliardi di dollari grazie ai proventi della pubblicità” e che quei soldi “potrebbero essere spesi meglio per combattere il riscaldamento globale.”

L’idea sembra interessante e dopo poco più di un mese, al momento in cui scrivo, sul sito appare la cifra di 15,503,728 m² che corrisponde alla superficie fin qui protetta, numero tutt’altro che trascurabile, vista anche la gravità della situazione. Le foreste tropicali sono infatti in pericolo e negli ultimi 50 anni, tra l’agricoltura intensiva, l’estrazione mineraria e quella del petrolio, gli insediamenti umani e la produzione di legname, hanno visto praticamente dimezzata la loro superficie; senza dimenticare che, come ennesimo effetto collaterale, la deforestazione è una delle più importanti fonti di emissioni di CO2 a livello mondiale.

Per alimentare i suoi server va detto inoltre che Ecosia usa solo energia verde, prodotta cioè con le sole fonti rinnovabili, positiva scelta di coerenza che dovrebbe essere seguita anche dagli altri motori di ricerca.

Insomma ci sono ottimi motivi per adottare Ecosia come motore di ricerca principale e anche ai più scettici dico che il suo mestiere lo fa e bene (guardate cosa appare come primo risultato se lo interrogo con le parole “video innesto a spacco” ;-)), per il resto, cosa avete da perdere?

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