Nuovo appuntamento con le piante che difendono altre piante, ovvero vegetali che, grazie alle sostanze che contengono, sono in grado di svolgere un’azione tossica e/o repellente nei confronti dei principali parassiti che soprattutto in questo periodo attaccano le nostre amate piante dell’orto o del giardino. Dopo la sfilza di soluzioni già elencate, che va dall’aglio all’equiseto, dall’ortica, al peperoncino, dal pomodoro alla felce aquilina, è il momento di parlare di una pianta molto comune nel nostro Paese, il Tanaceto, che si rivela efficace contro molti nemici come acari, afidi e lepidotteri.

Il Tanacetum vulgare (L., 1753) è un’erbacea perenne che appartiene alle Asteraceae (o Compositae) che, con 22.750 specie suddivise in 1530 generi, è la famiglia più numerosa del Regno vegetale. Quello del Tanacetum è un genere comprendente una settantina di specie delle quali una decina è presente in Italia.
Molto considerata in antichità per le sue proprietà medicamentose veniva chiamata atanasia che deriva dal greco “athanasia” che significa immortale, secondo le teorie più accreditate proprio per le sue caratteristiche terapeutiche.
Il Tanaceto è alto da 40/50 cm a 120, ma può tranquillamente superare questa misura. Le foglie sono alterne e presentano una lamina pennatosetta; i fiori sono composti da capolini che formano un corimbo e sono di colore giallo e profumati.

Pur avendo come già accennato proprietà fitoterapiche, il Tanaceto è considerato tossico per la presenza, nelle foglie e nei fiori, di un torpene chiamato tujone, una sostanza che se assunta in grandi quantità può causare anche la morte. Questa sostanza, assieme all’azione di oli essenziali, esercita un’azione repellente nei confronti di acari, afidi e lepidotteri. Proprio rispetto agli esemplari di quest’ordine il tanaceto è particolarmente attivo e risulta efficace per nottue, cavolaie e verme del lampone.

Del Tanaceto si usano le parti aeree, ovvero i fiori, le foglie e anche gli steli, per ottenere un infuso: si sistemano 300 grammi di parti della pianta fresca (o 30 grammi se essiccata) sul fondo di un recipiente abbastanza capiente perché dovrà contenere 10 litri di acqua bollente; una volta versata, l’acqua bollente andrà lasciata in infusione per circa un quarto d’ora, massimo 20 minuti, dopodiché l’infuso ottenuto dovrà essere fatto raffreddare molto bene e infine filtrato.

L’infuso va spruzzato diluito di un terzo su le piante infestate e sul terreno durante il periodo vegetativo mentre per un’azione preventiva va spruzzato, alla fine dell’inverno, non diluito direttamente sulle piante; mescolato in parti uguali con il macerato di equiseto risulta ottimo contro ruggine e oidio. Nel periodo di attività dei parassiti è molto importante usare grandi quantità di liquido possibilmente applicato con adeguata pressione. Del resto non si rischia niente perché l’aspetto positivo del Tanaceto è che il prodotto può essere spruzzato sulle piante innumerevoli volte senza temere di danneggiarle perché questo infuso è assolutamente non fitotossico.
In commercio si trovano prodotti antiparassitari a base di tanaceto ma attenzione: pur essendo anch’essi biodegradabili e  non fitotossici, alcuni composti liquidi in vendita possono risultare tossici per molti insetti utili (comprese le api) e per gli organismi acquatici.
Foto di Matt Lavin

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