Grazie anche al fondamentale apporto dei lettori questo blog si sta sempre più specializzando nei vari tipi di innesto. Dopo il notevole video di Giuseppe Marino sull’innesto erbaceo per approssimazione è infatti la volta di un altro abituale lettore che ci illustra una tecnica tanto facile quanto efficace: l’innesto ad anello o a flauto.

Qualche tempo fa ho ricevuto un commento nel quale Oreste Giaquinto affermava di volermi mostrare un tipo di innesto, detto da lui “a tutaro”, poco usuale altrove ma molto praticato nella sua zona. Incuriosito dalla cosa l’ho contattato e mi sono ritrovato l’interessante video che vedete qui sopra. In realtà conoscevo già questa tecnica ma con il nome di “innesto ad anello” o “a flauto” o ancora “a zufolo”, anche se l’avevo vista realizzare una sola volta e ormai diversi anni fa.

Si tratta di un tipo di innesto appartenente alla categoria di quelli definiti “a gemma” e consiste nel prelevare un intero anello di corteccia (che abbia una o meglio due gemme) che viene poi applicato al portainnesto. Di solito questa tecnica viene realizzata, da una parte asportando il cilindro con due tagli paralleli sopra e sotto la gemma e con uno longitudinale che lo facciano in qualche modo distaccare con facilità, e dall’altra asportando dal portainnesto solo la parte di corteccia che andrà sostituita dal cilindro con le gemme e lasciando intatta la restante; il cilindro viene poi sistemato nella nuova sede e sigillato con l’apposito mastice.

Nella variante illustrata da Oreste invece il cilindro rimane intero e soprattutto il portainnesto viene “sbucciato” come si farebbe con una banana e pure senza troppi complimenti. Quella che sembra una brutale pratica è in realtà il modo più semplice, facile e veloce per ottenere un innesto a prova di bomba, a patto che lo si usi per la pianta giusta. Il motivo è presto detto: questa variante della tecnica ad anello è perfetta così come la si vede per innestare il fico, di suo piuttosto resistente, e soprattutto il castagno perché quest’ultimo, almeno nel primo anno di età, è difficilmente attaccabile da malattie come il cancro e può essere tranquillamente lasciato “nudo” e senza protezioni.

Per una sicura riuscita questa tecnica va realizzata quando le piante sono “in succhio” ovvero quando alla ripresa vegetativa la linfa scorre bene e permette la facile rimozione della corteccia. Il portainnesto va scelto tra i polloni o i rami più giovani (di un anno) che sono in genere più flessibili o, in alternativa, accorciando quelli sviluppati fino a individuare un diametro compatibile con il nesto. Una volta asportata la corteccia a strisce si deve posizionare con delicatezza il cilindro fino a quando non si incastrerà perfettamente nel portainnesto, facendo attenzione a non far ingrinzire la corteccia per non compromettere l’operazione. Quando il cilindro aderisce bene al cambio e non scorre più si noterà una fuoriuscita in alto e in basso della linfa che sta a significare un buon posizionamento della gemma. A questo punto non resterà che accorciare la corteccia del portainnesto in eccesso e il gioco è fatto: la percentuale di riuscita è altissima e non si dovrà infatti né sostenere l’innesto né sigillarlo con il mastice.

Insomma, come testimonia la pianta di tre anni che si vede alla fine del video, una tecnica che dà ottimi risultati e usatissima con il castagno mada testare anche con altre piante, magari adottando le accortezze sopra descritte.
Ringrazio infine Oreste per il bel video e soprattutto per la disponibilità e per aver sopportato le mie richieste di montaggio.

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