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Sono anch’io tra quelli che, magari sbagliando, guardano con diffidenza e sospetto agli Organismi geneticamente modificati. I potenziali rischi per salute e ambiente sono spesso tenuti in secondo piano rispetto alle mirabolanti caratteristiche delle “nuove creature” e il fatto, unito alla controversa possibilità di brevettare sequenze genetiche o gli stessi organismi modificati, non mi spinge certo all’entusiasmo nei confronti degli Ogm. L’altro giorno però ho letto su Wired una notizia che mi ha fatto riconsiderare almeno in parte la spinosa questione: un’azienda di biotecnologie danese, assieme all’istituto di biologia molecolare dell’Università di Copenhagen, sta perfezionando una pianta di tabacco modificata geneticamente in grado di scovare le pericolosissime mine antiuomo.

Aresa, questo il nome dell’azienda, ha sviluppato quello che si può chiamare a tutti gli effetti un biosensore in grado di rilevare la presenza di mine o altri ordigni inesplosi presenti in una determinata zona. Il meccanismo si basa sul fatto che le micidiali mine, una volta interrate, col tempo rilasciano nel suolo il biossido d’azoto (NO2). La pianta di tabacco modificata che cresce in prossimità degli ordigni riesce ad assorbire il biossido d’azoto e a cambiare il colore delle sue foglie dal verde al rosso segnalando agli sminatori dove operare riducendo fino all’80% i tempi di sminamento impiegati normalmente.
Negli ultimi anni Aresa ha effettuato diversi test sia in Danimarca che in Africa utilizzando tre tipi differenti di mine ottenendo ottimi risultati sull’efficacia della pianta; dal 2008 le prove si sono poi spostate nella Serbia e nella Croazia martoriate dall’assurda guerra della Ex Jugoslavia che ha lasciato in eredità, oltre a morte e distruzione, un numero indefinito di mine antiuomo.

Ora, senza per questo dover prendere in toto tutti gli Ogm che le multinazionali ci vorrebbero propinare, è innegabile che questo tabacco modificato può potenzialmente risolvere il più subdolo e infido “effetto collaterale” di una guerra, ovvero tutte quelle zone del pianeta (tantissime) cosparse di mine che, secondo l’ICBL (International Campaign to Ban Landmines), causano ogni anno qualcosa come 20.000 vittime in un anno. Certo, anche questo tabacco può portarsi dietro le stesse insidie di tutti gli Ogm ma forse, in questo caso, converrete con me che il gioco può valere la candela… o no?
Foto di taberandrew

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